Amarsi in modo liquido
Siamo più liberi che mai. Perché allora non sappiamo restare?
Federica stava scorrendo profili su un’app di dating mentre era ancora seduta accanto a qualcuno con cui era già uscita tre volte. Non stava cercando di scappare. Stava solo “tenendo aperte le opzioni”.
Quando me lo ha raccontato, rideva. Poi si è fermata. “Ma lo fanno tutti, no?”
Sì. Ed è esattamente questo il punto.
Prima di parlare di Federica, ti faccio una domanda. Quante persone hai smesso di frequentare non perché fosse successo qualcosa, ma semplicemente perché era diventato complicato? Nessun litigio, nessuna rottura netta. Solo un silenzio che si è allargato finché non è diventato normale.
Se ci pensi un momento, probabilmente ne trovi qualcuna. Forse più d’una.
Non è una colpa. È il tempo in cui viviamo.
Federica non è una persona superficiale, tutt’altro. Ma quella sera, con il telefono in mano e qualcuno accanto, stava ottimizzando. Come si fa con un abbonamento, con un piano tariffario, con un’offerta di lavoro. Tenere aperte le opzioni è diventato un riflesso, non una scelta consapevole.
C’è stato un tempo in cui l’identità di una persona era come un mobile in legno massiccio: pesante, difficile da spostare, costruito per durare. Il lavoro che facevi, la famiglia da cui venivi, il quartiere in cui eri cresciuto: erano coordinate fisse. Non le sceglievi, le ereditavi. Dentro quelle coordinate, anche i legami avevano un peso specifico. Duravano perché costava qualcosa lasciarli andare.
Oggi quell’identità somiglia più a un gioco componibile: funzionale, leggero, intercambiabile. Lo monti, lo smonti, lo aggiorni con un modello più recente. Nessuno ti giudica. Anzi, ti ammirano per la flessibilità.
Puoi essere ciò che vuoi e cambiare continuamente. Stasera un discotecaro, domattina un guru della meditazione.
Il sociologo Zygmunt Bauman ha chiamato questa condizione modernità liquida1: tutto ciò che sembra solido – le istituzioni, i ruoli, le appartenenze – si scioglie e rifluisce in forme nuove, provvisorie, adattabili. Compreso l’amore2. Forse soprattutto l’amore.
L’amore liquido non è amore senza sentimento. È amore senza la capacità di reggere il peso del legame.
Ralf Dahrendorf3 descriveva qualcosa di simile parlando di legature: i legami forti con qualcosa di più grande di noi – una comunità, un sistema di valori, una storia condivisa – che davano senso alle nostre scelte. Le orientavano.
Diventavi avvocato perché tuo padre aveva già uno studio avviato. La religione era quella della tua famiglia alla nascita.
Nella modernità liquida, le opzioni di scelta si moltiplicano, ma il criterio per scegliere svanisce. Le legature scompaiono o si indeboliscono. Si cambia costantemente. Va bene tutto, si può essere tutto. Il che, spesso, significa non riuscire a stare da nessuna parte.
Più siamo liberi di scegliere chi amare, meno sappiamo come stare con l’altro.
Qui si arriva al nodo più profondo. Nella modernità liquida, l’identità non ti viene consegnata alla nascita: la costruisci tu, ogni giorno, con quello che hai a disposizione. Le relazioni diventano materiale da costruzione. Scegli chi essere anche attraverso chi ami, chi frequenti, da chi ti allontani. Una relazione c’è anche con gli oggetti che compri e indossi per mostrare agli altri chi sei. Beck e Beck-Gernsheim4 lo dicevano con una frase secca: le società occidentali ci chiedono di trovare “soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”. Il sistema produce instabilità, troppe possibilità e legami sempre più deboli. Trova tu una risposta individuale (soluzione biografica), determina chi sei. Se non ci riesci, il problema è tuo.
Cerchiamo nell’esterno – nelle persone come negli oggetti – una risposta alla domanda su chi siamo. Ma la risposta non arriva mai definitivamente.
Nella modernità liquida scegliere fa una paura tremenda, così come ogni legame permanente. Si fugge dagli impegni stabili e dalla dipendenza reciproca. Così le relazioni diventano fragili, provvisorie. Tutto è vissuto come reversibile. Al centro c’è sempre l’individuo, con i suoi desideri personali e una libertà di scelta da difendere a tutti i costi.
Si costruiscono reti. Più che legami, si creano “connessioni”, facili da creare e da interrompere.
Anche l’amore viene influenzato dalla logica del consumo: scegliere, usare, sostituire.
Questo, paradossalmente, non ci rende più liberi, ma più insicuri e alla ricerca continua di conferme affettive. Viviamo in una continua tensione tra desiderio di intimità e timore di perdere autonomia. Per assurdo, l’abbondanza di occasioni affettive non riduce la solitudine, ma la rende più profonda.
Federica non stava cercando un’altra persona. Cercava la conferma di valere abbastanza da essere cercata. Che le opzioni non si chiudessero mai del tutto.
Lo riconosco perché l’ho fatto anch’io. In modo diverso, ma con la stessa logica.
Cosa puoi fare
Il takeaway non è “smetti di usare le app” né “impegnati a tutti i costi”. È qualcosa di più piccolo e più difficile insieme: osserva in quali momenti tieni aperte le opzioni per non dover restare in quello che hai già. Tieni questa domanda con te.
Quando hai voglia di scorrere, di allontanarti, di lasciare che un silenzio si allarghi – domandati se stai rispondendo a un bisogno reale o se stai fuggendo.
Chiediti:
Quante delle tue “opzioni aperte” stai davvero coltivando, e quante esistono solo per non sentirti mai del tutto arrivato?
E se la stabilità che cerchi fuori non fosse un posto da trovare, ma qualcosa da costruire dentro?
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Nota: L’autore non è psicologo né psicoterapeuta. I contenuti di questa newsletter hanno finalità esclusivamente divulgative e formative: non costituiscono attività psicologica, psicoterapeutica o sanitaria, né sostituiscono il supporto di un professionista abilitato. Eventuali esercizi o domande proposte sono strumenti di auto-osservazione da usare con buon senso, non per effettuare valutazioni o interventi su di sé o sugli altri. In caso di disagio emotivo significativo o di sintomi persistenti, rivolgiti a uno psicologo, a uno psicoterapeuta o a un medico. L’autore declina ogni responsabilità per un uso improprio dei contenuti.
Bauman, Z. (2000). Liquid Modernity. Polity Press.
Bauman, Z. (2003). Liquid Love: On the Frailty of Human Bonds. Polity Press.
Dahrendorf, R. (1979). Life Chances: Approaches to Social and Political Theory. Weidenfeld and Nicolson.
Beck, U., & Beck-Gernsheim, E. (2002). Individualization: Institutionalized Individualism and Its Social and Political Consequences. SAGE Publications.





Mi è piaciuta molto la tua riflessione..mi ha chiarito alcuni punti!