Più opzioni hai, peggio scegli
Il test per capire se sei un Maximizer o un Satisficer
Ho smesso di andare in posti dove il menu è più lungo di una pagina.
Siamo entrati in quel ristorante vicino alla stazione perché Valeria aveva letto una recensione. Quattro stelle, cucina di pesce, ambiente informale. Quando ci hanno portato il menu, ha poggiato il telefono sul tavolo a faccia in giù e ha sbuffato, come chi si prepara a qualcosa di faticoso.
Il menu era un libro. Otto pagine, sessantadue piatti, una sezione “classici reinterpretati” e una “sapori del territorio” con una mappa dell’Italia nel mezzo. Valeria lavora nell’informatica. Ogni giorno decide quali funzionalità sviluppare, quali risorse allocare, quali bug risolvere con priorità. Prende decisioni complesse continuamente. Ma quella sera, davanti a sessantadue piatti elaborati, ha ordinato la pasta con le vongole. La prima cosa che aveva letto.
Mentre aspettavamo, mi ha detto una frase secca: “Ho smesso di andare in posti dove il menu è più lungo di una pagina”.
Ci siamo convinti che più opzioni abbiamo, meglio stiamo. Che la libertà di scegliere sia sempre un regalo. Eppure Valeria, una delle persone più capaci di decidere che conosca, quella sera aveva ordinato per stanchezza.
La ricerca distingue due tipi di persone davanti a una scelta: chi cerca un’opzione “abbastanza buona” e si ferma quando la trova (Satisficer), e chi non riesce a smettere finché non ha trovato la migliore in assoluto (Maximizer)1.
Il secondo tipo arriva in fondo al menu con più confusione di quanta ne aveva all’inizio, valuta, guarda i prezzi, fa confronti e ordina quello che gli sembra più giusto, ma spesso non quello che avrebbe gradito di più. Poi ci ripensa ed è meno contento di un Satisficer.
Non è debolezza. Cercare il massimo ha un costo nascosto: più opzioni consideri, più cresce il rimpianto per quelle che hai scartato.
E il rimpianto non aspetta di uscire dal ristorante. Chi funziona così ricava poco piacere dal fare meglio degli altri e molta insoddisfazione dal fare peggio. Per tutta la cena Valeria ha tenuto d’occhio il tavolo accanto, una spigola intera con le erbe aromatiche, il vapore che saliva. Non ha detto niente. Ma l’ho notato.
Aveva preso la prima cosa letta, gesto da Satisficer. Ma quello sguardo era un rimpianto da Maximizer. Non si era accontentata. Si era arresa. Aveva preso il primo piatto per chiudere. È il peggio dei due mondi: la fretta di chi si accontenta, senza la pace di chi lo fa davvero.
Avere più scelte non sempre ci rende più liberi. A volte ci blocca e basta.
Troppe scelte possono portare alla paralisi. Oppure a prendere decisioni peggiori, o ancora a sentirsi insoddisfatti pur avendo scelto bene.
Il Test
In un articolo pubblicato su Scientific American che Schwartz ha messo sul suo sito (qui l'originale)2, trovi il test per capire se sei un Maximizer o Satisficer. L’ho liberamente tradotto in italiano:
Valuta ciascuna affermazione da 1 a 7, da “completamente in disaccordo” (1) a “completamente d’accordo” (7).
Ogni volta che mi trovo davanti a una scelta, cerco di immaginare tutte le altre possibilità, anche quelle che non ho sotto mano in quel momento.
Per quanto sia soddisfatto del mio lavoro, è giusto che io resti aperto a opportunità migliori.
Quando sono in macchina con la radio accesa, cambio spesso stazione per vedere se c’è qualcosa di meglio, anche quando quello che sento mi soddisfa.
Quando guardo la TV, faccio zapping, scorrendo i canali disponibili anche mentre cerco di seguire un programma.
Tratto le relazioni come i vestiti: mi aspetto di provarne tante prima di trovare quella perfetta.
Spesso trovo difficile scegliere un regalo per un amico.
Faccio sempre fatica a scegliere il film giusto da vedere.
Quando faccio shopping, fatico a trovare capi di abbigliamento che mi convincano davvero.
Sono un grande appassionato di classifiche che tentano di mettere in ordine le cose (i migliori film, i migliori cantanti, i migliori atleti, i migliori romanzi, ecc.).
Scrivere mi risulta molto difficile, anche solo una lettera a un amico, perché è complicato trovare le parole giuste. Spesso riscrivo più volte anche cose semplici.
In qualunque cosa faccia, ho aspettative molto alte nei confronti di me stesso.
Non mi accontento mai di qualcosa che non sia il meglio.
Fantastico spesso di vivere in modi piuttosto diversi da come vivo davvero.
Chi ottiene una media superiore a 4 è generalmente considerato un Maximizer.
Facilitare scelte migliori
Ci sono cose di quella serata che ho capito solo dopo. Quando siamo entrati, il maitre ci ha consegnato il menu aperto sulla pagina dei primi. La pasta con le vongole era in cima, con una stellina che la indicava come specialità del posto. I piatti di carne erano in fondo, nell’ultima pagina, in un carattere leggermente più piccolo. Qualcuno aveva già deciso dove avrebbe guardato Valeria prima ancora che lei si sedesse.
Chi organizza le opzioni orienta già la decisione, pur senza imporla. Thaler e Sunstein3 chiamano questo “architettura delle scelte”. L’opzione che trovi in cima, quella che vedi per prima, quella già selezionata di default, non è mai neutrale.
L’opzione predefinita non è l’assenza di scelta. È già una risposta, scritta da qualcun altro al posto tuo.
Se questo fa paura o no dipende da chi ha progettato il sistema e perché. Un’app che imposta di default le notifiche attive vuole la tua attenzione. Un ente pubblico che fa lo stesso con la donazione degli organi salva vite. Stesso congegno, ma non è la stessa cosa.
I nudge, le piccole spinte che orientano una scelta senza vietarne nessuna, funzionano proprio così: non tolgono la libertà di scegliere, ma rendono più facile scegliere bene. Una mensa aziendale con la frutta in prima fila e le patatine sul ripiano più basso non vieta niente a nessuno. Ma cambia silenziosamente quello che prendi senza pensarci.
Cosa puoi fare oggi
Chiediti:
Questa opzione è qui perché è la migliore per me, o perché è la migliore per qualcun altro?
C’è una decisione in cui continuo ad aggiungere opzioni invece di scegliere?
C’è qualcosa nella mia vita, un lavoro, un’abitudine, che non ricordo di aver scelto davvero, e che sto semplicemente seguendo perché era lì, in cima alla pagina?
Quando ti trovi davanti a troppe opzioni, datti un limite prima di iniziare a valutarle, non dopo. Parti da un sottoinsieme di opzioni buone. Tre ristoranti, non trenta. Cinque candidati, non cinquanta. Senza un confine, rischi di scegliere male per stanchezza.
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Nota: L’autore non è psicologo né psicoterapeuta. I contenuti di questa newsletter hanno finalità esclusivamente divulgative e formative: non costituiscono attività psicologica, psicoterapeutica o sanitaria, né sostituiscono il supporto di un professionista abilitato. Eventuali esercizi o domande proposte sono strumenti di auto-osservazione da usare con buon senso, non per effettuare valutazioni o interventi su di sé o sugli altri. In caso di disagio emotivo significativo o di sintomi persistenti, rivolgiti a uno psicologo, a uno psicoterapeuta o a un medico. L’autore declina ogni responsabilità per un uso improprio dei contenuti.
Schwartz, B. (2004). The Paradox of Choice: Why More Is Less. Harper Perennial.
Schwartz, B. (2004). The Tyranny of Choice. Scientific American, 290(4), 70–75.
Thaler, R., & Sunstein, C. R. (2008). Nudge: Improving Decisions about Health, Wealth, and Happiness. Yale University Press.



